Padre Baggio: Papa Francesco manifesta “preoccupazione personale nei confronti di una categoria di persone in movimento, di soggetti in mobilità che spesso viene dimenticata”

7 Marzo 2020 – Città del Vaticano – “Come Gesù Cristo, costretti a fuggire”. Questo il tema scelto da Papa Francesco per la prossima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si celebrerà domenica 27 settembre.

Il Papa ha scelto questo titolo – dice il sottosegretario della Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, p. Fabio Baggio in una intervista a Vatican News – per “manifestare la sua preoccupazione personale nei confronti di una categoria di persone in movimento, di soggetti in mobilità che spesso viene dimenticata. Sì tratta degli sfollati interni. Parliamo di oltre 40 milioni di persone, 41 secondo gli ultimi dati, rappresentano una grande porzione di quelle persone che sono in mobilità oggi, solamente che non attraversano confini, rimangono all’interno del proprio territorio nazionale. Ed è per questo – aggiunge il religioso – che sono di competenza ovviamente dei vari governi e spesso rimangono nell’anonimato. Il fatto di dedicare loro il Messaggio significa mettere in luce questa situazione particolare e dedicare a loro anche delle parole che sono indicazioni e riflessioni destinate agli agenti pastorali per poi poter lavorare anche con queste persone. L’icona dalla quale il Santo Padre è voluto partire è quella di Gesù Cristo Bambino che con la sua famiglia esule ha fatto l’esperienza di essere costretto a lasciare la propria terra a causa di una persecuzione in quel caso, oppure a causa di conflitti, oppure a causa di disastri naturali. Queste sono le principali ragioni, assieme anche ad altre, che vengono sempre riconosciute anche a livello mondiale e che spingono questi milioni di persone ad abbandonare la loro terra. E poi c’è sempre il desiderio ovviamente di poter tornare. A volte questo non è possibile. Sono delle sfide che vengono lanciate anche alle nostre comunità cristiane che si trovano, da una parte ad accogliere, dall’altra a ricostruire insieme una storia. Come anche, molte volte, ad accompagnare dei processi di ritorno, quando possibile, nei territori che sono stati abbandonati a causa dei fenomeni cui ho accennato prima”. P. Baggio, nell’intervista sottolinea che non bisogna dimenticarsi che “in ogni persona che bussa alla nostra porta, il povero, l’affamato, l’assetato, l’ignudo, lo straniero, lo sfollato e tutte le persone vulnerabili, c’è sempre Gesù Cristo”. E’ Gesù Cristo che “bussa e chiede di essere accolto, di essere servito e amato”, e questo è la “ragione cristologica” della “nostra accoglienza cristiana”.

 

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